Proctologia Trattamento delle ragadi anali, come aiutare la guarigione - Il Blog del Prof. Paolo Barillari

Published on novembre 8th, 2017 | by redazione

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Trattamento delle ragadi anali: come aiutare la guarigione

Il trattamento delle ragadi anali passa in primo luogo attraverso uno stile di vita sano. Quando la terapia medica fallisce è necessario procedere con un intervento effettuato in anestesia locale, che rappresenta l’unico metodo risolutivo, in grado anche di impedire eventuali ricadute.

Come abbiano visto in un altro articolo del Blog, quando le feci sono grandi e dure al loro passaggio possono provocare abrasioni o lacerazioni alla mucosa interna dell’ano. Le piccole ferite che si formano nel canale anale sono appunto le ragadi.

Queste, dopo le emorroidi, rappresentano la seconda causa per cui si richiede una visita proctologica. Si tratta di una patologia molto frequente nei giovani, nonché nelle donne che soffrono di stipsi ostinata fin da piccole. Il meccanismo di formazione di una ragade è legato ad un ipertono dello sfintere anale, il quale tende ad essere leggermente più chiuso del normale.

TRATTAMENTO DELLE RAGADI ANALI: alcune norme utili

Si stima che almeno il 50% delle ragadi anali guariscano da sole attraverso uno stile di vita sano. A questo devono seguire anche alcune norme igienico-alimentari, come ad esempio:

  • Seguire una dieta equilibrata, che sia ricca di fibre e liquidi
  • Praticare una moderata ma regolare attività fisica
  • Mantenere il peso nella norma, evitando sovrappeso e obesità
  • Nel caso di bambini più piccoli, è molto importante cambiare il pannolino con frequenza, mantenendo la parte sempre pulita e fresca

Il trattamento delle ragadi anali può prevedere anche l’utilizzo di terapie farmacologiche che possono coadiuvarne la guarigione:

  • Pomata alla nitroglicerina da applicare localmente. Questa, consentendo allo sfintere involontario di rilassarsi per alcune ore, può portare alla guarigione delle ragadi anali in poche settimane di trattamento
  • Iniezioni di botulino nella zona perianale: anche questa tossina è in grado di rilassare lo sfintere involontario, impedendone la forte e continua contrazione per diversi mesi (le iniezioni risultano, però, piuttosto dolorose)
  • Uso di dilatatori anali criotermici: applicazioni quotidiane endoanali per almeno 30 giorni, associate ad una valida ginnastica del muscolo sfintere anale interno, sono molto efficaci nel trattamento delle ragadi anali acute e dell’ipertono sfinteriale
  • Effettuare semicupi frequenti in acqua tiepida della durata di almeno 20 minuti, per più volte al giorno

TRATTAMENTO DELLE RAGADI ANALI: chirurgia

Nel caso in cui la terapia medica fallisca, è necessario intervenire chirurgicamente. L’intervento rappresenta l’unico metodo risolutivo, che impedisce eventuali ricadute.

In passato i pazienti venivano sottoposti ad interventi estremamente demolitivi quali la ragadectomia. Al contrario, oggi sappiamo che basta riportare alla normalità il tono sfinteriale perché la ragade guarisca da sola. Un opportuno trattamento necessita della manometria. L’esame permette di misurare: la pressione ed il funzionamento dello sfintere anale, nonché la sensibilità dell’ampolla rettale.

La Casa di Cura Privata “Villa Mafalda” dispone del manometro a 32 canali, considerato fra i migliori al mondo. La validità di tale strumento è fondamentale, in quanto è sulla base dei risultati dell’esame manometrico che viene effettuata la sfinterotomia regolata.

Con questo tipo di intervento, effettuato in anestesia locale mediante una piccola puntura intorno all’ano, è possibile riportare il tono sfinteriale alla sua normalità. Viene effettuato in day hospital e può durare dai 15 ai 30 minuti. La guarigione completa si ottiene in 4-6 settimane ed il dolore scompare nei primi giorni post-operatori. Una volta terminato l’intervento, la defecazione può avvenire regolarmente e senza problemi, da subito.

 

Per maggiori informazioni, contattare il Prof. Paolo Barillari che opera presso la Casa di Cura Privata “Villa Mafalda” di Roma

Per un consulto medico, compila il form “Contatta il Professore” presente nell’articolo

 

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