Ernie Ernia ombelicale - Il Blog del Prof. Paolo Barillari

Published on gennaio 25th, 2017 | by redazione

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Ernia ombelicale, quando è necessario intervenire

L’ ernia ombelicale è un disturbo localizzato nella zona sovrastante o sottostante la regione ombelicale. Si verifica quando vi è una fuoriuscita del rivestimento addominale, o di una parte dell’intestino, dalla sua sede attraverso l’ombelico, formando una protrusione le cui dimensioni possono variare da 1 a 5 cm.

 

CAUSE

Le cause dell’ ernia ombelicale sono strettamente legate alla tipologia dell’ernia stessa:

  • Ernia embrionale (o fetale). È dovuta a problemi fisiologici nella chiusura incompleta o difettosa della parete addominale durante la gestazione ed è, quindi, una cosiddetta “ernia congenita”.
  • Ernia neonatale (o onfalocele). Si verifica subito dopo la caduta del cordone ombelicale e spesso è causata dalla malnutrizione della mamma durante la gravidanza o da problemi di ritardo nella cicatrizzazione del cordone ombelicale o di trattamento errato della ferita.
  • Ernia ombelicale che si presenta nell’adulto. Anche se può essere la conseguenza di uno sforzo eccessivo, è sempre riconducibile ad uno scarso tono muscolare della parete addominale ed all’aumento della pressione intraddominale, causato a sua volta dalla presenza di ascite (presenza di liquido addominale come conseguenza di patologie epatiche o neoplastiche), cirrosi, gravidanze multiple, tumori della cavità addominale e obesità.

 

SINTOMI

Un’ ernia ombelicale di piccole dimensioni può essere asintomatica. Si presenta come un gonfiore di dimensioni variabili (da 1 a 5 cm), localizzato nella zona al di sopra o al di sotto della regione ombelicale, che tende a scomparire in posizione supina, mentre si accentua in posizione eretta o sotto sforzo.

Si può avvertire la sensazione di bruciore localizzato e dolore che si acutizza dopo un colpo di tosse, uno starnuto, sollevamento di carichi pesanti o in caso di complicanze, quali: formazione di aderenze tra l’ernia e la parete addominale o strozzamento dell’ernia stessa.

Nel neonato/bambino il volume dell’ ernia ombelicale tende solitamente ad aumentare durante il pianto o uno sforzo.

 

DIAGNOSI

Solitamente lo specialista è in grado di stabilire se si è in presenza di ernia ombelicale, durante una semplice visita, attraverso l’osservazione e la palpazione dell’addome del paziente, al quale potrebbe essere chiesto di tossire al fine di verificare l’aumento del dolore durante il colpo di tosse.

In alcuni casi potrebbero essere necessari ulteriori indagini strumentali come l’ecografia, test di imaging a raggi X o ad ultrasuoni. Questi consentono di escludere eventuali concomitanze con altre patologie o accertare la presenza di aderenze o liquidi.

 

TRATTAMENTO

Data l’origine meccanica dell’ ernia ombelicale, ossia dovuta ad uno spostamento di parti interne, non è possibile trattarla farmacologicamente.

Nei neonati non rappresenta una condizione allarmante, difatti si risolve spontaneamente entro i 12-18 mesi di vita.

Nell’adulto risulta necessario intervenire chirurgicamente quando l’ernia non regredisce, aumenta di volume o nel caso in cui ci sia un’elevata probabilità che si vada incontro a strozzamento (condizione in cui l’intestino tende ad attorcigliarsi e incastrarsi nella porta erniaria, interrompendo l’afflusso di sangue con conseguente ischemia).

L’intervento prevede: la ricollocazione delle viscere; la ricostruzione dell’orifizio ombelicale; la saturazione delle fasce addominali e, se ritenuto necessario, il rafforzamento della parete addominale con l’utilizzo di reti in materiale biocompatibile permanente.

In caso di ernia ombelicale in seguito ad una gravidanza, questa rientra spontaneamente.
Solo nel caso in cui dopo almeno 10 mesi dal parto non dovesse essere rientrata, si può considerare l’ipotesi di un intervento chirurgico.

 

DECORSO POST-OPERATORIO

Il decorso post-operatorio è di norma breve e veloce, tuttavia è consigliabile evitare sforzi eccessivi nei primi giorni dopo l’intervento.

Per la ripresa dell’attività lavorativa sono sufficienti dai 10 ai 15 giorni; per l’attività sportiva è opportuno aspettare almeno 20 giorni  e solo dopo controllo medico.

 

 

Per ulteriori informazioni contattare il Prof. Paolo Barillari che opera presso la Casa di Cura Privata “Villa Mafalda” di Roma

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